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Web Of The Internet World: Presente (Passato) e Futuro (??), Microsoft, Google, Yahoo, Telecom, Wind, Infostrada, Tele2, Fastweb & Co.
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 13:48


A me invece succede una cosa piuttosto sgradevole, ho degli account hotmail che uso per lavoro, quindi a volte li controllo (da internet non da outlook).
Quando ho finito col primo clicco disconnetti e invece di mandarmi nella home di hotmail o sa il cavolo dove mi manda in bing...così devo ancora andare su hotmail.com e rifare tutto da capo....

come dice il vecchio saggio "la ricerca dell'inutile attraverso il complicato"
Speriamo migliori...io comunque resto con google

Don’t you know who the fuck I am? I’m the Juggernaut, bitch!

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L'uomo dell'OT XD
 
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da Repubblica.It


Micropagamenti per i giornali: ecco la soluzione di Google
Il motore di ricerca risponde a una richiesta dell'associazione dei giornali americani.
E in Italia l'Antitrust ha aperto un'istruttoria sul motore di ricerca
di MAURO MUNAFO'

Uno dei problemi dell'informazione online è la difficoltà di trovare un modello di business sostenibile: traformare gli accessi in guadagni attraverso la sola pubblicità si è rivelata con il tempo una soluzione insufficente. Il tentativo di Rupert Murdoch di rilanciare l'informazione a pagamento anche su internet, panacea di tutti i mali, ha trovato numerosi sostenitori nel mondo dell'editoria, e potrebbe trovare applicazione grazie a quello che per molti è il nemico numero uno: Google. Il motore di ricerca ha infatti in cantiere un sistema di micropagamento pensato appositamente per i siti di informazione.

L'associazione americana che riunisce gli editori di oltre 2 mila giornali (NAA) ha chiesto a Google, e ad altri gruppi tra cui Microsoft, Ibm e Oracle, di proporre una soluzione che permetta di monetizzare gli accessi ai siti internet, attraverso il pagamento delle notizie (pay per content) o con la raccolta di dati sui lettori, da rivendere eventualmente per scopi pubblicitari.

La risposta da Mountain View non si è fatta attendere ed è riassumibile con un unico concetto: il micropagamento. Di fronte a un contenuto interessante, il lettore dovrebbe pagare una piccola cifra per accedervi, un po' come si fa già adesso per le singole canzoni su iTunes e gli altri store digitali.

L'idea si è sempre scontrata con la difficoltà di trovare un sistema di transazione di denaro online che permetta il trasferimento di cifre molto piccole senza troppe spese. Proprio in questo campo arriva Google che ha annunciato entro il 2010 l'arrivo di una nuova piattaforma per i pagamenti adattata ai giornali, derivata dalla già esistente Google Checkout (prodotto concorrente del più noto PayPal).

Nel documento di risposta alla NAA, Google sottolinea l'importanza della pubblicità come prima forma di guadagno su internet, ma ammette che i contenuti premium possono costituire una fonte importante di introiti e che "aperto a tutti" non significhi necessariamente "gratis". Dal lato puramente economico la piattaforma Checkout dovrebbe garantire una divisione degli introiti in maniera simile ad iTunes (con una percentuale trattenuta dal motore di ricerca), ma da Google ci tengono a far sapere che la decisione di applicare questo modello sarà unicamente degli editori, che rimarranno proprietari dei loro contenuti.

La proposta di Google, ancora in una fase embrionale di sviluppo, ha un'importanza anche sul lato politico: se in Italia l'Antitrust ha aperto un fascicolo per abuso di posizione dominante nel campo dell'informazione online contro Google, negli Stati Uniti la fama del colosso di Mountain View tra gli editori non è di certo migliore. Anche dall'altra parte dell'Atlantico sono molte le voci di scontento per la capacità del sito di attirare pubblicità a danno, secondo gli accusatori, dei giornali online che invece forniscono i contenuti.

(10 settembre 2009)


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Da La Stampa.It

Agcom: da ottobre monitoraggio qualità connessioni a Internet
Intesa triennale con la Fondazione Ugo Bordoni per misurare tutto il territorio italiano

Inizierà il primo ottobre una misurazione su tutto il territorio nazionale della qualità della connessione a internet: lo stabilisce una convenzione firmata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e dalla fondazione Ugo Bordoni (Fub).

L’intesa, in particolare, ha una durata triennale e prevede «lo svolgimento, da parte della Fondazione, di attività di studio e analisi di natura tecnica, economica e regolamentare a supporto dell’Autorità».
«Oggetto dell’analisi della Fondazione, tra l’altro - spiega l’Agcom in una nota - è l’evoluzione delle reti di comunicazione elettronica, con particolare attenzione agli aspetti di neutralità e sicurezza, agli sviluppi tecnologici e di mercato relativi ai nuovi servizi, quali quelli convergenti, agli strumenti tecnici per garantire una migliore tutela degli utenti».
«La convenzione - ha sottolineato il presidente dell’Authority, Corrado Calabrò - rappresenta un passo importante nel rapporto di collaborazione tra due realtà di eccellenza e rafforza l’impegno dell’Agcom nel promuovere la ricerca e l’innovazione delle comunicazioni attraverso strette relazioni con le migliori istituzioni accademiche e universitarie italiane».

Soddisfatto anche il presidente della fondazione Bordoni, Enrico Manca, secondo cui «la firma di questa convenzione costituisce per la Fondazione un importante e significativo riconoscimento dell’alta qualità scientifica e operativa della sua attività di ricerca. Un risultato raggiunto anche grazie all’approvazione da parte del Parlamento nel giugno scorso della legge che definisce la rilevanza pubblica delle attività della fondazione Bordoni; un risultato - conclude Manca - che sollecita una riflessione sulla necessità di dotare la Fondazione stessa di strumenti e mezzi adeguati che assicurino, in modo permanente, il livello della sua ricerca in campi decisivi per lo sviluppo del Paese».

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Da IlSole24h.com


Internet senza limiti negli Stati Uniti
di Luca Figini

La proposta della Fcc ai gestori statunitensi: Internet deve essere libera, neutrale e accessibile in qualsiasi forma si voglia. Vale a dire che i provider non dovranno più prevedere filtri, rallentamenti e lucchetti alle loro reti per bloccare applicativi "sgraditi", come per esempio il P2p e le telefonoate Voip.
E' la proposta di estensione al regolamento presentata da Julius Genachowski a capo della Commissione federale per le comunicazioni (Fcc) degli Stati Uniti.

Una presa di posizione importante che mira a eliminare qualsiasi tipo di vincolo possa essere imposto al traffico da parte dei fornitori di accesso al Web via rete terrestre e cellulare ....... ed i gestori americani hanno già iniziato ad alzare gli scudi.
Anche perché la proposta di Genachowski, nel concreto, prevede l'aggiunta di altre due regole permissive alle quattro già in esame sulla "net neutrality", che mirano a lasciare agli utenti un'ampia libertà di utilizzo purché nei limiti di legge.

La prima nuova norma impone ai provider di non bloccare in nessun modo il traffico sul loro network né di favorire alcune applicazioni a discapito di altre: in questo modo non potranno penalizzare servizi alternativi a quelli offerti direttamente dal provider.

L'altra nuova regola chiede agli operatori di essere trasparenti su come amministrano il flusso di rete.
Lo scopo di Genachowski è continuare a mantenere Internet come una "straordinaria piattaforma per l'innovazione, la creazione di nuovi lavori, gli investimenti e le opportunità". E il capo della Fcc continua: "oggi non possiamo immaginare le nostre vite senza Internet, così come è impossibile pensare di rimanere senza acqua e lampadine".
Ed è un fiume in piena quando dichiara che bisogna "preservare e mantenere aperto il Web. E' vitale che la grande Rete continui a essere il motore dell'innovazione, della crescita economica, della competizione e della democrazia".

Insomma, l'istanza per impedire che vengano posti limiti al traffico passante per i provider ha scopi nobili e non è un "dispetto" come alcuni dei portavoce si sono affrettati (forse avventatamente) a commentare, e lo stesso Genachowski ci tiene a sottolinearlo: "Non è un apparato normativo imposto dal governo all'uso di Internet. Stiamo parlando di giuste regole affinché venga preservato il potenziale del Web". Dunque non verranno accettate giustificazione da parte degli operatori sull'uso di meccanismi di blocco per presunti scopi di ottimizzazione del traffico. Dovranno lasciare piena libertà di movimento all'utente connesso: neutralità insomma, sarà poi la persona a doversi giustificare per i comportamenti al limite della legge.

Una tegola per i provider che si sono sempre trincerati dietro a motivazioni tecniche per penalizzare, in ultima analisi, applicazioni e servizi che erano in contrasto con la loro strategia aziendale.
Un caso su tutti è rappresentato dal Voip, ma anche dal P2p che, soprattutto per le reti cellulari, sono due protocolli ben poco graditi.

Per il momento però le intenzioni di Genachowski si devono scontrare con la consultazione di ottobre della Fcc, cioè quando saranno messe sul tavolo queste e altre questioni. Se dovesse passare la proposta del direttore della Commissione, si potrebbe generare un'onda d'urto che molto probabilmente arriverebbe a investire l'Europa. E di conseguenza anche
l'Italia: sarebbe l'occasione giusta per chiedere ai gestori di telefonia fissa e mobile di aprire, senza indugi, i rubinetti.



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Da Repubblica.It

"Yahoo fa sempre utili e crea anche posti di lavoro"
Intervista a Riley: "Fuori dalla crisi, l'accordo con Microsoft piacerà anche agli editori"
di GABRIELE DI MATTEO

MILANO - "Yahoo! crea ogni giorno nuovi posti di lavoro, abbiamo 14 mila addetti nel mondo e i nostri piani di sviluppo prevedono di assumere a breve altri specialisti".
Rich Riley giovane vicepresidente europeo di Yahoo!, relatore allo Iab Forum di Milano, non ha la faccia di un capitano coraggioso uscito dalla tempesta finanziaria e mediatica che ha scompaginato l'azienda negli ultimi mesi. Anzi celebra i numeri del portale: con 600 milioni di utenti nel mondo ha realizzato, nel terzo trimestre di quest'anno, un utile di 186 milioni di dollari +244% rispetto allo stesso periodo del 2008.

Anche in Italia, con la guida di Lorenzo Montagna, Yahoo! cresce oltre le previsioni con un balzo del 19% sul 2008. Una nuova alba, si direbbe, per un'azienda che colpita dalla crisi mondiale era stata costretta a ridurre il personale del 5%, con la cessazione di alcune attività.

Su cosa si basa questo nuovo ottimismo? Di sicuro sul lancio della nuova homepage (la versione italiana arriverà prima di Natale) molto semplice e intuitiva, alleggerita graficamente, velocissima nelle ricerche. Sembra un ritorno alla prima directory primitiva che, quasi per hobby, due geniali studenti della Stanford University, Jerry Yang e David Filo, fondarono nel 1994.

Back to basic quindi? "Beh non proprio" dice Riley "l'utente di Internet in questi ultimi 15 anni è diventato molto più sofisticato e la nuova homepage risponde a queste esigenze di semplicità, velocità e interrelazioni continue fra i contenuti. E' un'ottima palestra per il multitasking ricchissima di musica e video".

Il secondo motivo di ottimismo arriva dalle parole pronunciate a fine ottobre dal numero uno di Yahoo! Carol Bartz: "Triplicheremo il nostro margine operativo nei prossimi tre anni, tra il 15 e il 20% entro il 2012".
"La forza di Yahoo!" continua Riley "è che riesce a offrire agli inserzionisti pubblicitari una quantità enorme di contatti in maniera semplice: oltre al nostro portale vendiamo anche spazi su altre grosse community come ad esempio Bebo in Inghilterra".

Com'è noto, l'accordo commerciale con Microsoft -che come dicono i big delle due società "sarà un'ottima cosa per gli utenti, gli inserzionisti di pubblicità e gli editori" è stato rimandato di recente per gestire al meglio un patto che darà i suoi frutti nell'arco di un decennio, anni che si annunciano esplosivi
per la crescita del web e della sua pubblicità.

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Da Il Sole24h.com


Murdoch punta a bloccare le ricerche delle news su Google


Il tycoon australiano Rupert Murdoch dichiara guerra ai motori di ricerca.
L'azionista e fondatore del colosso dei media News Corp, che in Italia controlla la tv satellitare Sky e sta per approdare sul digitale terrestre con Cielo, in un'intervista a Sky News Australia ha sparato alzo zero contro il motore di ricerca che controlla i tre quarti delle ricerche su internet.

Murdoch, scrive il Guardian online, ha annunciato che le edizioni via internet dei suoi giornali - dal tabloid britannico Sun al Times, al Wall Street Journal - potranno bloccare del tutto le ricerche su Google news una volta messi a punto i sistemi per pubblicare sul web articoli a pagamento.
Attualmente gli articoli del Wsj che risultano già a pagamento e di cui sono leggibili solo le prime righe risultano gratuiti e interamente leggibili proprio grazie alla ricerca via Google News.
In futuro potrebbe non essere più così.

Negli scorsi mesi Murdoch e i suoi manager non hanno mancato di attaccare il gigante californiano accusandolo di «cleptomania» e sostenendo che agirebbe come un «parassita» proprio perché di fatto sfrutta i contenuti giornalistici facendo profitti sulle proprie pagine grazie alla pubblicità. È vero che a loro volta gli editori traggono vantaggio dall'aumento del traffico sui loro siti proprio grazie alle ricerche delle notizie attraverso Google, ma la polemica è anche sui criteri secondo alcuni arbitrari attraverso cui il motore crea la priorità con cui gli articoli vengono citati.
Murdoch, comunque, non sembra voler sottilizzare: «Quelli che prendono i nostri articoli e li utilizzano a loro vantaggio, per noi sono semplicemente dei ladri. Parlo di Google, Microsoft, Ask.com, ce n'è un sacco. Dico che non possono avere tutto gratis e che finora noi abbiamo dormito».
(a cura di Alberto Annicchiarico)



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Google ribatte a Murdoch: "Se vuole può andarsene"
Ieri il magnate australiano aveva accusato il motore di ricerca di "rubare" le news dalle edizioni online di suoi giornali

ROMA - "Non andremo su Google", "Se vuole, se ne vada". Botta e risposta tra il motore di ricerca e il magnate dell'informazione Rupert Murdoch, che ieri ha accusato la società di Mountain view di "rubare" le notizie trasmesse via internet dalle sue testate Wall street journal, The Times e Sun, minacciando di bloccare i contenuti online.

Ma Google ha ribattuto che, l'azienda di Murdoch, come ogni altra, se vuole può chiedere di togliere in qualsiasi momento i suoi contenuti da Google news. La società ha spiegato che grazie a "semplici standard tecnici" le notizie possono essere rimosse in qualsiasi momento", e chi le produce ha "il completo controllo su se e quanto dei loro contenuti appare in caso di ricerca".

Insomma, se Murdoch non vuole apparire su Google news "non deve fare altro che chiedercelo". Ma, soottolineano dal motore di ricerca, i produttori in genere sono ben contenti del servizio, perché costituisce una "formidabile fonte di promozione", in quanto consente di avere "circa 100 mila click al minuto". Inoltre, sostiene sempre Google, è "pienamente in linea con la legge sul copyright".

(11 novembre 2009)


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Appello a Google e Yahoo: rimuovete i contenuti di Mediaset, così capiranno che non conviene ...
I radicali contro l'appello di Confalonieri al governo per difendere il copyright su Internet

Nel panorama politico italiano, due realtà sono particolarmente attente a Internet: l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro e il Partito Radicale. Ecco per esempio la dichiarazione rilasciata ieri sera da Luca Nicotra (Segretario dell’associazione radicale «Agorà Digitale») e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani), che mi sembra affronti la questione in modo inequivoco e condivisibile:
«In un mercato in cui è chiaro a tutti che, a dispetto della retorica messa in campo dall’industria dei contenuti, il contributo di maggior valore deriva dalla connettività, e non dal contenuto, lascia sbigottiti l’appello lanciato al Governo da Fedele Confalonieri affinchè difenda aziende come Mediaset da Google, Youtube, Yahoo e altri fantomatici approfittatori. Anzi, più di un appello sembra una minaccia, considerando che, proprio ieri, Mediaset ha ribadito quanto sia centrale nella sua strategia la causa che essa stessa ha intentato contro Youtube e in cui rivendica un danno di 500 milioni di euro per violazione del diritto d’autore. Confalonieri cerca di difendere un sistema bloccato, in cui i cittadini sono semplicemente audience, e la scelta dei contenuti da trasmettere è fatta da coloro che, come lo stesso Confalonieri, hanno in mano la TV generalista. A questo punto ci appelliamo a Google e Yahoo chiedendo loro di rimuovere per almeno un mese i contenuti online del gruppo Mediaset dai loro indici. Un’azione drastica, ma potrebbe essere davvero l’unico modo per aiutare a far comprendere a coloro che difendono modelli ormai superati quanto la Rete ha cambiato l’economia, anche quella dei contenuti, e quanta parte dei ricavi degli stessi produttori derivino dalla comunità di utenti che modifica e condivide».


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Da Repubblica.It


L'indiscrezione
Google ridisegna l'home page
Pochi cambiamenti grafici ma il motore di ricerca avrà nuove funzionalità per filtrare i risultati

MILANO - Che Google stesse mettendo a punto un restyling della sua homepage se n'era vociferato nei giorni scorsi su diversi blog specializzati e ben informati su ciò che succede nel quartier generale di Mountain View. Un'operazione non da poco, se si pensa che la pagina di Google è per milioni di persone in tutto il mondo la porta di accesso principale alla Rete. Ora da Gizmodo arriva la conferma: presto il motore di ricerca avrà una nuova home, diversa nel design e nelle funzionalità rispetto a quella diventata a tutti familiare. Una pagina che si può già vedere e provare in anteprima, seguendo le istruzioni apparse sullo stesso Gizmodo.

IL TRUCCO - Basta andare su Google.com (ovvero la versione inglese) , inserire nella url un codice e apparirà la home ridisegnata. Dal punto di vista grafico, cambia leggermente il logo del motore di ricerca: le lettere appaiono più grandi, con colori più cangianti e accesi, e ricordano in qualche modo una delle prime versioni di Google. I due bottoni sotto la stringa di ricerca,si colorano di blu, anch’esso molto acceso. Ma le novità principali si possono notare eseguendo una ricerca. Una volta inserito un termine nella stringa e cliccato su "search", a sinistra della pagina, di fianco ai risultati, appare una barra che consente di canalizzare e raffinare la ricerca stessa. Prima di tutto dal punto di vista temporale: niente realtime, per ora, ma la nuova funzionalità consente di filtrare il contenuto del web a seconda di quando è apparso online. È poi possibile scegliere tra alcune aree dove concentrare la ricerca: news, immagini, video, libri, forum, blog. In ciascuna area, è possibile un'ulteriore scrematura: ad esempio per i video è possibile scegliere la durata o la qualità della clip. Ricerche mirate e veloci dunque, grazie ad una sidebar che ricorda quella di Bing, il motore di Microsoft, e concettualmente avvicina Google all’interfaccia di Facebook. Il redesign non è definitivo e sono ancora possibili modifiche e ripensamenti. Google vorrebbe lanciare la nuova homepage all’inizio del prossimo anno ma prima ha deciso di farla testare ad un gruppo di utenti. È stato uno di loro, probabilmente, a fornire a Gizmodo il codice con cui accedere alla nuova homepage, svelandola così a tutto il Web.

Elvira Pollina


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Da LaStampa.It


Chrome è il canto del cigno di Linux?
di VALERIO MARIANI

Dell sta provando Google Chrome, il nuovo sistema operativo di Google che dovrebbe essere pronto per il prossimo Natale. Scelta coraggiosa da parte dell’azienda americana e abbastanza indicativa delle aspettative che il mercato ha nei confronti della nuova creatura della casa di Mountain View.

Secondo le dichiarazioni di un manager Dell postate nel Direct2Dell Community Blog, ChromiumOS, che è open source dunque già testabile dagli sviluppatori accreditati, è stato installato con successo in qualche macchina Dell Mini 10v a partire da un’immagine preparata in una chiavetta Usb da 8 Gb.

La cautela è d’obbligo, sia perché siamo comunque in una fase embrionale, sia perché ci sono ancora molte criticità da studiare, prima fra tutte quella della gestione dei driver delle periferiche. Ma, ripetiamo, l’interesse è tanto e siamo certi che Google Chrome sarà il tormentone del 2010.

Nonostante Windows 7, che secondo Steve Ballmer, ha registrato un ottimo risultato iniziale per quanto riguarda le vendite. A detta del capo di Microsoft, Windows 7 ha venduto già il doppio di ogni altro sistema operativo nello stesso lasso di tempo. Secondo i dati di NetApplications il sistema operativo ha già toccato quota 4% tra tutte le macchine che si sono collegate a Internet, un risultato che Windows Vista ha toccato solo dopo 7 mesi.

Partendo da queste notizie si evince che è possibile che la battaglia tra i sistemi operativi del futuro si giochi proprio sulla velocità di boot degli stessi, sulla loro leggerezza e sulla loro essenzialità. Non possiamo che essere contenti di questo ritorno alla parsimonia e un tantino delusi dal fatto che un cavallo di razza come Linux, nelle sue innumerevoli distribuzioni, sia in tempi non sospetti arrivato a un passo dal traguardo pur non raggiungendolo mai.

Cos’è mancato, o cosa manca a Linux per poter dire la sua in questa corsa? Perché ora si parla tanto di semplicità, di velocità di boot, di leggerezza e ai tempi di Linux questi discorsi erano relegati ai soliti forum di geek? La responsabilità non può essere dell’utente finale, lui non sceglie ora, ne sceglieva prima, lui compra un Pc con un sistema operativo preinstallato e si rassicura alla sola visione della bandierina quadricomatica senza preoccuparsi di crash di sistema, di aggiornamenti o di incompatibilità tra driver e periferiche.

E allora perché? Perché in competizione ora ci sono due marchi, che sanno come si entra nel cuore, e soprattutto nel cervello delle persone, Microsoft e Google.

Il primo passato indenne ad alcune crisi di mezza età e comunque sempre capace di risollevarsi e, soprattutto, di sfruttare fino in fondo l’idea geniale di Bill Gates che agli albori delle sue creazioni non prescindeva, e tuttora non prescinde, Pc da Windows.

Il secondo cresciuto nel tempo da un algoritmo geniale e giunto a essere un sinonimo di ricerca prima e di Internet poco dopo. Ora Google sonda il terreno su cui poi costruirà il suo Chrome con Android e molto del successo del primo dipenderà da quello del secondo. Certo, trattasi di azienda che professa l’open source, ma quanto lo è veramente?

Google è riuscito in poco tempo, e partendo da molto più lontano, ad arrivare dove Linus Torvalds non è mai arrivato, e non arriverà più, e il suo silenzio personale sulla vicenda, tra l’altro è assordante.

La partita si gioca, ancora una volta, di fronte a un pubblico di zombie, composto in egual misura da produttori di hardware, utenti finali e aziende ai quali basta un minimo guizzo di marketing per prendere una decisione, senza impegno s’intende, la più neutra possibile, basta che tutto funzioni (più o meno).

È un peccato, leggendo ciò che succede oggi e immaginando ciò che succederà nel 2010, pensare che Linux fosse a un passo dal colpaccio e l’abbia fallito a causa della vecchia legge di mercato che premia sempre e comunque un brand, il più intelligente, indipendente dal suo reale valore.

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Microsoft lancia il nuovo Bing Maps con la versione mobile

MILANO
Il 2009 è l’anno di Bing. Dopo avere ridefinito gli standard nei motori di ricerca grazie alle sue innovative caratteristiche, che gli hanno permesso di raggiungere il 10% di share negli Stati Uniti in pochi mesi (comScore, Settembre 2009), Microsoft rivoluziona il mondo dei servizi di mappe online grazie alla nuova versione di Bing Maps, lanciata ieri negli Stati Uniti, e la sua versione mobile.

Le novità proposte riguardano molteplici aspetti e permettono all’utente di “immergersi” in immagini realistiche e tridimensionali intergrate con i servizi di messaggi geolocalizzati di Twitter.

La nuova versione di Bing Maps si avvale dell’ integrazione del software Photosynth e della piattaforma Silverlight, entrambe tecnologie Microsoft, che permettono all’utente di utilizzare Streetside grazie a cui si raggiunge un livello di zoom e una qualità delle immagini senza pari sul web permettendo di vivere le mappe a livello stradale, proprio come se si stesse passeggiando o correndo per le strade di 56 diverse aree metropolitane statunitensi.

La potenza di calcolo di Photosynth ha permesso di creare ambienti reali e tridimensionali partendo da migliaia di immagini provenienti da videocamere a 360° che hanno “viaggiato” nei luoghi attualmente coperti dalla nuova visuale. Le videocamere, dotate di scanner laser, hanno inoltre aiutato Microsoft nella definizione dei modelli fisici di strade, palazzi e in generale di tutto l’ambiente in cui l’utente potrà immergersi completamente.

Microsoft ha profuso un grande impegno per limitare le possibili ripercussioni in termini di privacy che deriva da una visuale così dettagliata: in questo senso, è stato integrato un sofisticato algoritmo che “cancella” i volti delle persone riprese dalle videocamere durante lo sviluppo della cartografia. Questo sistema rende irriconoscibili gli individui ripresi, tutelando la privacy.

All’interno dell’accordo siglato nei mesi scorsi tra Microsoft e Twitter le due società hanno previsto una collaborazione anche nell’ambito delle mappe online, che vede oggi i primi frutti.

L’applicazione del social network all’interno di Bing Maps permette di arricchire le mappe con i tweet geolocalizzati della zona che l’utente sta “visitando”, donando una nuova dimensione sociale all’utilizzo del servizio. Informazioni in tempo reale provenienti da Twitter permetteranno un’esperienza inedita agli utenti, che potranno controllare il tweet dei propri negozi preferiti per capire se è in corso una promozione, avere consigli sul migliore ristorante della zona dagli altri utenti, avere l’esatta posizione di un amico che si deve raggiungere in serata.

La versione mobile di Bing, completamente gratuita, rappresenta la seconda importante novità legata al motore di ricerca che sfrutta appieno le potenzialità del sistema operativo Windows Mobile dando agli utenti nuove opportunità…a portata di dita. Attraverso l’applicazione, gli utenti potranno accedere dai propri dispositivi portatili a tutte le più importanti features del motore di ricerca, alle quali si aggiungono: veloce accesso alle mappe, rapidi tempi di risposta alle query e ricerca delle informazioni sui luoghi di interesse più vicini alla propria posizione.

La versione beta di Bing Maps è disponibile all’indirizzo: www.bing.com/maps/explore.
Maggiori informazioni sulle funzionalità all’indirizzo http://www.bing.com/mobile, o http://m.bing.com (versione mobile).


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Google in tempo reale con Facebook e Twitter

Ora pesca le informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo. Anche le news che gli utenti veicolano nelle loro pagine. Ecco come.
di TIZIANO TONIUTTI

IL WEB è sempre più la trasmissione in diretta di quello che accade nel mondo. E Google, l'azienda più in vista di internet da quando la rete è diventata di massa, non poteva lasciarsi scappare questa rotazione costante di eventi, per proporre la sua (ennesima) rivoluzione.

Stavolta, l'idea di Google si chiama "tempo reale". Dopo aver annunciato, qualche tempo fa, degli accordi con i popolari social network Twitter e Facebook, è adesso possibile vedere una prima implementazione di quegli accordi. In buona sostanza adesso Google è in grado di cercare e pescare informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo, e restituire risultati di ricerca sulle informazioni in tempo reale. Un passo oltre Google News, il sistema di indicizzazione delle notizie che ha scosso il mondo dell'informazione ufficiale al punto di ricercare un accordo economico per l'utilizzazione delle notizie.

In questo modo Google le notizie le avrà ugualmente, passando da chi queste informazioni le utilizza e le diffonde, ovvero l'utente-lettore-blogger finale. Il nuovo sistema funziona in maniera semplice. Per vedere gli aggiornamenti in tempo reale su un argomento (ma il servizio non è ancora aperto a tutti) è sufficiente connettersi con Google.com e selezionare "Latest" dalla scheda "Show options".

Digitando la propria stringa di ricerca, Google andrà a ravanare in tutti i principali network sociali, Facebook e Friendfeed, Myspace, Twitter, il suo Orkut e i blog, presumibilmente per ora quelli ospitati su piattaforme condivise come Wordpress. com e Blogger. Google dichiara che a questi nuovi ritmi, il motore di ricerca indicizza circa un miliardo di nuovi record al giorno.

Nella nuova guerra dei "search engine", nello specifico quella che adesso vede Google contro l'ottimo Bing di Microsoft, questa mossa della grande G è uno "Shock and Awe" ben riuscito. C'è chi pensa che stavolta, il rischio sia che la complessità del mondo, e quindi del web, possa essere schiacciata in un enorme report in tempo reale di quello a cui pensa il pianeta. Certo è che il volume delle informazioni è da adesso assimilabile al dettaglio. Forse non ancora alla precisione e all'autorevolezza. Ma questo per fortuna è ancora un compito riservato al motore di ricerca del cervello dell'utente.

© Riproduzione riservata (8 dicembre 2009)


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