Da LaStampa.ItChrome è il canto del cigno di Linux? di VALERIO MARIANI
Dell sta provando Google Chrome, il nuovo sistema operativo di Google che dovrebbe essere pronto per il prossimo Natale. Scelta coraggiosa da parte dell’azienda americana e abbastanza indicativa delle aspettative che il mercato ha nei confronti della nuova creatura della casa di Mountain View.
Secondo le dichiarazioni di un manager Dell postate nel Direct2Dell Community Blog, ChromiumOS, che è open source dunque già testabile dagli sviluppatori accreditati, è stato installato con successo in qualche macchina Dell Mini 10v a partire da un’immagine preparata in una chiavetta Usb da 8 Gb.
La cautela è d’obbligo, sia perché siamo comunque in una fase embrionale, sia perché ci sono ancora molte criticità da studiare, prima fra tutte quella della gestione dei driver delle periferiche. Ma, ripetiamo, l’interesse è tanto e siamo certi che Google Chrome sarà il tormentone del 2010.
Nonostante Windows 7, che secondo Steve Ballmer, ha registrato un ottimo risultato iniziale per quanto riguarda le vendite. A detta del capo di Microsoft, Windows 7 ha venduto già il doppio di ogni altro sistema operativo nello stesso lasso di tempo. Secondo i dati di NetApplications il sistema operativo ha già toccato quota 4% tra tutte le macchine che si sono collegate a Internet, un risultato che Windows Vista ha toccato solo dopo 7 mesi.
Partendo da queste notizie si evince che è possibile che la battaglia tra i sistemi operativi del futuro si giochi proprio sulla velocità di boot degli stessi, sulla loro leggerezza e sulla loro essenzialità. Non possiamo che essere contenti di questo ritorno alla parsimonia e un tantino delusi dal fatto che un cavallo di razza come Linux, nelle sue innumerevoli distribuzioni, sia in tempi non sospetti arrivato a un passo dal traguardo pur non raggiungendolo mai.
Cos’è mancato, o cosa manca a Linux per poter dire la sua in questa corsa? Perché ora si parla tanto di semplicità, di velocità di boot, di leggerezza e ai tempi di Linux questi discorsi erano relegati ai soliti forum di geek? La responsabilità non può essere dell’utente finale, lui non sceglie ora, ne sceglieva prima, lui compra un Pc con un sistema operativo preinstallato e si rassicura alla sola visione della bandierina quadricomatica senza preoccuparsi di crash di sistema, di aggiornamenti o di incompatibilità tra driver e periferiche.
E allora perché? Perché in competizione ora ci sono due marchi, che sanno come si entra nel cuore, e soprattutto nel cervello delle persone, Microsoft e Google.
Il primo passato indenne ad alcune crisi di mezza età e comunque sempre capace di risollevarsi e, soprattutto, di sfruttare fino in fondo l’idea geniale di Bill Gates che agli albori delle sue creazioni non prescindeva, e tuttora non prescinde, Pc da Windows.
Il secondo cresciuto nel tempo da un algoritmo geniale e giunto a essere un sinonimo di ricerca prima e di Internet poco dopo. Ora Google sonda il terreno su cui poi costruirà il suo Chrome con Android e molto del successo del primo dipenderà da quello del secondo. Certo, trattasi di azienda che professa l’open source, ma quanto lo è veramente?
Google è riuscito in poco tempo, e partendo da molto più lontano, ad arrivare dove Linus Torvalds non è mai arrivato, e non arriverà più, e il suo silenzio personale sulla vicenda, tra l’altro è assordante.
La partita si gioca, ancora una volta, di fronte a un pubblico di zombie, composto in egual misura da produttori di hardware, utenti finali e aziende ai quali basta un minimo guizzo di marketing per prendere una decisione, senza impegno s’intende, la più neutra possibile, basta che tutto funzioni (più o meno).
È un peccato, leggendo ciò che succede oggi e immaginando ciò che succederà nel 2010, pensare che Linux fosse a un passo dal colpaccio e l’abbia fallito a causa della vecchia legge di mercato che premia sempre e comunque un brand, il più intelligente, indipendente dal suo reale valore.